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CARDIOLOGIA

 
I fattori di rischio sono da considerare indicatori di probabilità di comparsa di una coronaropatia; la loro assenza non esclude la comparsa della malattia, ma la presenza di uno di essi, e ancor di più la compresenza di più fattori di rischio legati fra loro, ne aumenta notevolmente il rischio di insorgenza e di sviluppo. I fattori di rischio interagiscono fra loro, intervenendo sulla patogenesi delle coronaropatie in maniera fattoriale e non semplicemente additiva, il che vuol dire che il rischio di morte per infarto miocardico aumenta notevolmente in presenza di due, tre o più fattori di rischio anche quando questi sono presenti in misura clinicamente poco significativa. Il concetto di rischio cardiovascolare globale che non tiene in considerazione la gravità del singolo fattore, bensì valuta insieme il prodotto dei tanti fattori di rischio di livello differente. I fattori di rischio cardiovascolare si dividono tradizionalmente in fattori di rischio non modificabili e fattori di rischio modificabili. Età, sesso e familiarità rientrano nei fattori di rischio NON MODIFICABILI. I fattori di rischio MODIFICABILI sono tutti quei fattori che si possono correggere mediante modifiche dell'alimentazione, del comportamento, dello stile di vita, o mediante interventi farmacologici: dislipidemia, ipertensione, diabete, obesità, fumo e sedentarietà. Le malattie cardiovascolari, quindi, si possono, almeno in parte prevenire. Ciò è possibile mettendo in atto una serie di misure di tipo comportamentale (smettere di fumare, modificare le abitudini alimentari, fare attività fisica) e di tipo terapeutico (ridurre la pressione alta, il colesterolo alto, controllare il diabete). La prevenzione è senza dubbio la migliore strategia da adottare per ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari.


E’ importante riconoscere l’esistenza di fattori che predispongono alle patologia cardiovascolari in modo da prevenire l’evoluzione della patologia stessa. Il danno provocato da queste malattie, infatti, può far si che, in determinati distretti, non giunga una quantità di sangue sufficiente inducendo sofferenza delle cellule che lo costituiscono. Questa carenza di ossigeno è detta ischemia. La prevenzione delle patologie cardiovascolari inizia da un banale esame ematobiochimico per la valutazione della colesterolemia con dosaggio di colesterolo totale, e la frazione HDL (quella protettiva)dei trigliceridi, transaminasi, glicemia basale, uricemia, elettroforesi delle siero proteine, ecc… Per quanto riguarda gli esami strumentali, di facile esecuzione e minima invasività, si possono eseguire: l’ELETTROCARDIOGRAMMA ossia la registrazione dell'attività elettrica del cuore, cioè di come si contrae e si rilascia. Dal tracciato elettrocardiografico emergono battiti cardiaci anomali (aritmie), aree danneggiate, ingrossamento del cuore o flusso sanguigno inadeguato. ELETTROCARDIOGRAMMA SOTTO SFORZO per la registrazione del ritmo cardiaco durante l'esercizio fisico, perché alcune disfunzioni emergono solo quando il cuore è sotto "stress". L'ECG viene effettuato prima, durante e dopo, un esercizio su tapis roulant o cyclette; contemporaneamente si misurano anche pressione arteriosa e ritmo respiratorio. ECOCARDIOGRAFIA con un dispositivo ottico, il trasduttore, che viene fatto scivolare sulla cute del torace, si inviano onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) agli organi interni. Durante il loro percorso le onde sono riflesse dai tessuti che incontrano, tornano quindi sotto forma di "eco" al trasduttore, che le converte in immagini in movimento, proiettate su un monitor televisivo. L'interpretazione dei risultati consente di acquisire informazioni su forma, dimensioni e funzionamento del cuore.

ECODOPPLER: sfrutta lo stesso meccanismo a ultrasuoni dell'ecografia, ma indaga più in dettaglio. Consente di vedere se le valvole cardiache sono bloccate o danneggiate, se ci sono coaguli all'interno delle coronarie, e come il sangue fluisce all'interno del cuore. Holter: è una piccola scatola che contiene un registratore e una batteria, si indossa con l'aiuto di un cerotto e va portato, in vita o su una spalla per 24 ore. Alla scatola sono collegati 5-7 elettrodi, che si applicano sul torace, e trasmettono ininterrottamente al monitor gli impulsi elettrici generati dal cuore. In pratica, si ottiene un ECG di un giorno intero, con il vantaggio che l'attività cardiaca viene registrata durante le normali attività quotidiane (lavorare, mangiare, dormire) svolte dal paziente, e magari anche nei momenti in cui si verifica un'aritmia o si avverte un dolore al petto.

L’ATEROSCLEROSI
L'aterosclerosi è una malattia infiammatoria cronica delle arterie di grande e medio calibro che si instaura a causa dei fattori di rischio cardiovascolare: fumo, inquinamento atmosferico (traffico stradale elevato), ipercolesterolemia, diabete mellito, ipertensione, obesità, iperomocisteinemia responsabili di un indurimento (sclerosi) della parete arteriosa che compare con il progredire dell'età. Questo indurimento arterioso è la conseguenza dell'accumulo di tessuto connettivale fibroso a scapito della componente elastica. Le lesioni aterosclerotiche sono costituite da una componente lipidica più o meno abbondante, e devono essere considerate “lesioni evolutive”: evolvono con il tempo, iniziano nell'infanzia come strie lipidiche (a carattere reversibile) e tendono a divenire vere e proprie placche aterosclerotiche, che nelle fasi avanzate possono restringere (stenosi) il lume arterioso oppure ulcerarsi e complicarsi con una trombosi sovrapposta, che può portare ad una occlusione dell'arteria. Per arteriosclerosi s'intende invece un indurimento (sclerosi) della parete arteriosa che compare con il progredire dell'età. Questo indurimento arterioso è la conseguenza dell'accumulo di tessuto connettivale fibroso a scapito della componente elastica. Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di età e sono dovute alla ischemia (riduzione del flusso ematico) nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La riduzione del flusso dipende sia dal restringimento del lume arterioso in corrispondenza delle lesioni aterosclerotiche sia dalla presenza di meccanismi di compenso insufficienti. Il principale meccanismo di compenso è rappresentato dall'instaurarsi di circoli collaterali. Le manifestazioni croniche sono conseguenti ad un restringimento cronico del vaso arterioso che impedisce ai tessuti di ricevere un’ossigenazione adeguata in condizioni di maggior richiesta. Di conseguenza la sintomatologia, in particolare il dolore, tende ad essere assente a riposo e a presentarsi in occasione di esercizio fisico più o meno intenso, a seconda della gravità dell'ostruzione arteriosa e dell'efficienza dei circoli collaterali. Tipiche sindromi croniche sono: angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di riposo. Le manifestazioni acute sono invece il risultato di una improvvisa riduzione del lume arterioso, che provoca una brusca riduzione del flusso ematico nel territorio dipendente. In genere l'occlusione arteriosa è causata dalla rottura (fissurazione) di una placca aterosclerotica, con conseguente trombosi in corrispondenza della ulcerazione. I fattori responsabili della fissurazione della placca ateromatosa sono molteplici e complessi, ma due fenomeni sembrano di particolare importanza: l'infiammazione della placca e la presenza di un'abbondante componente lipidica, che renderebbero la placca meno resistente all'urto della corrente ematica. Tutte le forme di patologia cardiovascolare prevalgono con l’avanzare dell’età e riguardo la localizzazione periferica dell’aterosclerosi agli arti inferiori il rischio si raddoppia per ogni 10 anni di incremento, il diabete triplica il rischio di arteriopatia periferica colpendo prevalentemente i piccoli vasi arteriosi spesso complicando la malattia con neuropatia periferica e ridotta risposta alle infezioni. Anche il fumo di sigaretta incrementa di circa 3 volte il rischio e le evoluzioni più gravi della malattia si osservano in una percentuale sensibilmente maggiore nei fumatori rispetto ai non fumatori. Alterazioni del metabolismo lipidico, caratterizzate dall’incremento del colesterolo totale e delle lipoproteine a bassa densità (LDL) accompagnate da un decremento delle lipoproteine ad alta densità (HDL) sono associate singolarmente a maggior incidenza di mortalità cardiovascolare. L’ipertensione arteriosa rappresenta un fattore di rischio dell’aterosclerosi specialmente riguardo il distretto cerebrale e coronarico ed in particolare nella genesi di ictus ed ischemia miocardica. Livelli elevati di omocisteina sono strettamente legati a prematuro sviluppo di aterosclerosi coronarica, carotidea e periferica agli arti con relativo rischio doppio rispetto ai soggetti con valori normali. Incrementi del fibrinogeno con relativo aumento della viscosità plasmatica rendono più difficile la cessione di ossigeno a livello microcircolatorio e sono associati a rischio di infarto del miocardio ed ictus.


IPERTENSIONE
L'ipertensione arteriosa è un aumento permanente della pressione del sangue nelle arterie al di sopra dei valori considerati normali che sono 120-130 mm di Hg per la sistolica e 70-80 mm di Hg per la diastolica. Si considera ipertensione arteriosa sistemica quando la pressione arteriosa minima (ipertensione diastolica) supera "costantemente" il valore di 90 mmHg e la pressione massima (ipertensione sistolica) supera "costantemente" il valore di 140 mmHg. L'aggettivo costante è fondamentale, dato che durante la giornata la pressione può subire delle variazioni transitorie legate a numerosissimi fattori, tra i quali ricordiamo: ora del giorno, attività fisica (la pressione cardiaca aumenta in relazione al tipo e all'intensità dell'esercizio fisico), stato emotivo (intense emozioni, stress e persino l'ansia per il risultato della visita medica possono aumentare temporaneamente la pressione), ecc. Il cuore è una pompa molto efficace : contraendosi e rilassandosi questo prezioso organo invia il sangue a tutti i tessuti del corpo. Ogni volta che si contrae (sistole) il sangue viene messo in circolo con una notevole velocità (circa 50 cm/secondo) grazie alla presenza di un letto vascolare arterioso costituito da pareti elastiche le quale si adattano alla quantità di sangue che le attraversa. Tale meccanismo consente di regolare efficacemente la pressione del sangue.La pressione massima dipende quindi dall'efficienza della pompa cardiaca (quantità di sangue espulso ad ogni contrazione) e dall'elasticità delle pareti delle arterie. Quando lo svuotamento del cuore termina inizia la fase di riempimento (diastole). In questo periodo il flusso del sangue nelle arterie diminuisce così come la pressione che raggiunge il suo valore minimo (pressione diastolica o minima) un attimo prima dell'inizio della nuova sistole. La pressione arteriosa minima dipende quindi dalla resistenza che il sangue incontra nei tessuti periferici. La portata cardiaca è la quantità di sangue espulsa ad ogni sistole dal ventricolo sinistro moltiplicata per il numero di battiti al minuto. La pressione arteriosa è quindi determinata da tre fattori principali: la quantità di sangue che viene immessa in circolo durante la sistole e sua viscosità (ematocrito), la forza di contrazione del cuore e dalle resistenze offerte dai vasi (arterie e vene) al passaggio del flusso sanguigno. Questi tre elementi subiscono un controllo esterno mediato soprattutto da stimoli ormonali e nervosi. Il nostro corpo è infatti in grado di regolare autonomamente la pressione cardiaca in base alle esigenze metaboliche dei vari organi. A causa dei ritmi circadiani la pressione arteriosa varia durante la giornata, raggiungendo i valori massimi durante la prima mattinata e nel tardo pomeriggio. Quando un soggetto soffre di ipertensione le pareti vasali sono costrette a sopportare forti sollecitazioni che, quando diventano particolarmente elevate, possono provocarne la rottura. Ciò predispone l'individuo all'arteriosclerosi e ai pericolosi danni d'organo che coinvolgono generalmente reni, cuore, vasi, cervello ed in alcuni casi anche l'occhio.

Un aneurisma è una dilatazione progressiva di un segmento di un'arteria, che è stata causata da un'anomalia della parete del vaso sanguigno. Per essere considerata un aneurisma, la dilatazione deve essere almeno pari al 50%,[1] altrimenti si parla di ectasia. Gli aneurismi arteriosi si manifestano come dilatazioni pulsanti del vaso: la localizzazione più importante è a carico dell'aorta, nel 75% dei casi colpisce l'aorta addominale.


STENOSI CAROTIDEA presenza di una placca carotidea può essere
eco- color Doppler, che risulta quanto mai opportuno soprattutto se sono presenti alcuni fattori di rischio (ipertensione arteriosa, valori elevati di colesterolo, cardiopatia, arteriopatia periferica, fumo, obesità, diabete).
 

 

ORARIO DI APERTURA

Poliambulatorio è aperto dal Lunedì al Venerdì con il seguente orario:
Mattino: dalle ore 9.30 alle ore 12.30 Pomeriggio: dalle ore 15.30 alle ore 19.00

Gli orari di segreteria e di prenotazione coincidono con quelli di apertura e chiusura del centro. Eventuali richieste di prestazioni in orario diverso da quello ufficiale devono essere concordate in via straordinaria con la Direzione Sanitaria nella persona del Dott. Bruno Venditti. Le prenotazioni si possono effettuare di persona o telefonicamente al numero 075.843230 / 075.5150775 / 320.0645348. Al momento della prenotazione verrà indicata l'ora dell'appuntamento e specificata nel dettaglio l'eventuale documentazione e preparazione richiesta.

 

Modalità di pagamento

Il pagamento delle visite e delle prestazioni specialistiche viene effettuato in Segreteria immediatamente dopo l’erogazione del servizio. Per cicli di trattamenti fisioterapici ed estetici, e/o di lunga durata, Il paziente è tenuto a versare 1/3 del costo all’iscrizione e il saldo a ciclo concluso. Alcuni trattamenti possono essere finanziati e rateizzati. Come previsto dalle leggi vigenti, a fronte del pagamento verrà rilasciato il corrispondente documento fiscalmente valido.

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